Food & Wine

LA CUCINA a nella cultura ROM

LA CUCINA a nella culturROM

Cosa distingue ogni cultura? Cosa sa darci un’idea precisai di un popolo e della sua storia? Cosa ci distingue più della lingua, della religione o della musica? E’ la cucina; la cucina con i suoi odori con le sua invasioni e con le sue tradizioni ci sa dare una prospettiva reale e veritiera su chi siamo da dove veniamo e dove andremo. Un semplice piatto cucinato da una qualsiasi mamma in una qualsiasi cucina ci permette di conoscere il passato della nostra storia, odori, colori, fumi, consistenza, nomi ecco come sappiamo chi siamo ecco chi ci da un’identità. Un pezzo di pane, un piatto di pasta, una pietanza di un grande chef ricordano costantemente alla memoria dell’uomo chi è. La cucina sa darci un punto cardine in migliaia di lingue, di posti, di luoghi, di persone. C’è sempre quel piatto che ci fa tornare a “casa”. In epoca moderna la cucina o meglio l’arte del cucinare è andata piano piano emigrando , e un semplice piatto che apparteneva ad un popolo si è “trasferito” nella mani di un altro e così c’è uno scambio di gusti, ma la storia di quel piatto apparterrà sempre alla terra che l’ha prodotto. Per ogni cultura il discorso è applicabile e forse possiamo capire ancora di più il valore della cucina dalle comunità gitane e nel nostro caso della comunità rom. Essa che prende la tradizione del proprio palato da quella terra oramai lontana che è la Romania, e la cucina rumena è una cucina interclassista perché mantiene l’origine del cibarsi intatto, non c’è distinzione tra cucina d’elitè e quella del popolo tutti mangiano gli stessi prodotti della terra, e allora ecco che la cucina di questo popolo si basa su piatti saporiti e facili da preparare, quasi tutti a base di carne, verdure o pesce. Ma essa come il suo popolo è zingera e allora ecco che si mischia alla tradizione del sapore delle terre limitrofe, dalla Turchia alla Slovenia una mischiarsi di palati un omologazione del gusto. E allora cosa mangiano gli zingari? Rom mangiano i porcospini. Non tutti naturalmente, ma certe tribù ortodosse lo considerano un piatto davvero prelibato. Possiamo ripercorrere l’usanza di magniare la carne di questo animale da una fiba che arriva direttamente dalla Grecia che viene narrata tra le diverse comunità: “C’era una volta un re che ordinò che tutti si presentassero al palazzo portando con sé le loro carni migliori. E ognuno portò i suoi animali cosicché il re poté vedere qual era l’animale che aveva la carne migliore. Insomma, tutti erano venuti portando animali diversi; solo lo zingaro arrivò portandosi dietro un porcospino. Lo cucinarono e il re l’assaggiò: la sua carne era davvero la più dolce e saporita di tutte. Tutti gli altri cercarono di uccidere lo zingaro perché ora non avrebbero più potuto vendere i loro animali. E infatti lo uccisero, ed ecco perché da allora solo noi zingari mangiamo il porcospino”. Per la cottura l’animale viene ricoperto d’argilla e così viene messo direttamente nella brace. Una volta cotta la palla di argilla si apre e la pelle con gli aculei rimane attaccata all’argilla. La carne comunque tra gli zingari è molto ambita ma ci sono dei divieti, per esempio non mangeranno mai cavalli, cani e gatti (nonostante qualche diceria). Il pollame è consumato in grande quantità ed è il piatto tradizionale di molte tribù, soprattutto il pollo in brodo, la cosiddetta ESCUDELLA. All’origine gli zingari erano veri e propri raccoglitori e mangiavano bacche, frutta selvaggia, radici, funghi, solo a contatto con le popolazioni sedentarie hanno cominciato a consumare cereali e leguminose. Ma ciò che piace veramente agli zingari è la pesca e pochi sanno che sono stati gli inventori delle esche artificiali. Infatti furono loro, più di 500 anni fa, a fabbricare le esche come quei piccoli pesci di legno decorati di ciuffi di piume colorate nelle quali nascondevano l’amo. Gli zingari inglesi hanno inventato la mosca artificiale per la pesca della trota. Ancora oggi usano esche particolari, quasi magiche, profumate che sanno attirare con olii profumati i pesci. Vorrei concludere con una leggenda metropolitana su denti d’oro ed è quella di pensare che gli adulti “malvagi” strappino i denti ai loro figli per metterli d’oro. Questo non è vero. I denti sono solo ricoperti di capsule d’oro. Pare che a metterli fino a poco tempo fa tempo sia stato ( o è ancora?) un famoso dentista di origine siriana ALAIN KARNABE’ che ha girato per anni in tutti i campi d’Europa compresa la Sicilia e tutti si sono affidati a lui; Alcune comunità ROM sono strettamente legate all’uso della magia, infatti è spesso presente nelle comunità ROM la figura di una maga, che può scindere nella magia bianca o nella magia nera: -BAHTALI (magia bianca= fortuna) -BIBAHTALI (magia nera= sfortuna) Queste figure “magiche” spesso usano prodotti della terra o prodotti che vengono impiegati per la cucina per i diversi aspetti dei malanni fisici: – Il vino e la carne cruda sono contro l’ipotensione – Il peperone piccante è contro il diabete – – Contro i reumatismi di solito si usa la grappa unita al sale e alla cipolla – Contro la febbre si unge la fronte o lo stomaco con aceto e olio – – Quando un bambino ha la tosse si prendono le pagine di un giornale bucherellato e si cospargono di bianco d’uovo, con questo si ricopre il torace. – All’interno dei campi è molto diffuso l’uso della patata che serve anche per combattere la febbre e l’emicrania, dopo essere tagliata viene ricoperta di un tessuto e legato attorno alla testa. La patata è molto importante perché è in grado di portar via tutti i mali. Questi rimedi sono riconducibili anche alla nostra cultura, con i cosiddetti “rimedi della nonna”, che sfruttano ed usano le proprietà dei prodotti della terra.

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